Michele
Miotto nasce a Nazareth, Etiopia, agli inizi degli anni ’70.
Si trasferisce in Italia all’età di sei anni. Scopre
la pittura a metà anni ’90 e da allora si dedica
alla ricerca e all’espressione della propria arte.
Michele si esprime nell’utilizzo di tratti e colori forti
e decisi, capaci di evocare sulla tela piani differenti: da quelli
del fermo-immagine dei volti – forgiati da uno “scavo”
quasi iperrealista – fino ai frammenti onirici e all’evocazione
simbolica.
Nei propri lavori Michele propone una storia, una pittura di narrazione
composta dagli uomini e dalle donne “guardati dentro”,
dagli oggetti ricomposti più nel loro ricordo, dalle figure
iconiche evocate nel loro essere mito.
Nello stesso tempo nei dipinti compare e si insegue la messa in
scena dell’irrazionalità, il tutto come un ponte
verso l’osservatore in un desiderio di comunicazione e di
scambio con chi si avvicina all’opera; un mondo, quello
cui Michele ci invita, in cui riescono a convivere forza e fragilità,
calma e irrequietezza, presenza e desiderio di fuga, dolore e
serenità, ricerca e immediatezza poetica.